Se ne è andato il dirigente che ha risanato la Fiat portando l’azienda al più alto livello di utile nella sua storia. Ha conquistato il mercato americano, ha rilanciato marchi e triplicato ricavi. Si è guadagnato la copertina del Time, ed è stato definito una sorta di Steve Jobs. Ai suoi dipendenti diceva: Non dimenticate i vostri sogni, teneteli stretti in pugno

L’Italia dice addio a Sergio Marchionne. Il 21 luglio Fiat Chrysler, annunciando con un comunicato stampa le gravi condizioni di salute del manager, si apprestava a un cambio dirigenziale in tutta fretta. Mike Manley al posto di Marchionne con la speranza e la fiducia che possa iniziare una nuova era fiorente come quella che si è appena chiusa.

 

E mentre in questi giorni le quotazioni del gruppo sono scese e poi risalite, Marchionne se ne è andato per sempre mercoledì 25 luglio 2018. Ma scopriamo chi era l’uomo e il manager tanto discusso quanto apprezzato che è stato al timone della Fiat per 14 anni.

“Il carisma non è tutto. Come la bellezza nelle donne: alla lunga non basta” 

Gli studi e la carriera

La sua consacrazione americana è avvenuta con un’operazione che ha riguardato nel 2009 la Chrysler di Detroit, vicina al fallimento

In Canada il giovane Sergio ha costruito la sua carriera con una serie di titoli scolastici: laurea in Legge alla Osgoode Hall Law School, York University di Toronto; laurea in Discipline Commerciali (Bachelor of Commerce) all’University of Windsor (Canada); laurea in Filosofia (Bachelor of Arts) all’università di Toronto; e poi un master of Business Administration (MBA) nello stesso ateneo.

Ha lavorato prima in Canada, poi si è spostato in Svizzera e anche in Italia passando negli anni ’80 dalla Deloitte Touche alla Lawson Mardon Group, dalla Glenex Industries all’Acklands Ltd, ricoprendo sempre incarichi di maggiore responsabilità e prestigio. A Zurigo è diventato l’amministratore delegato di Algroup e poi presidente della Lonza Group Ltd.

È passato al Gruppo SGS di Ginevra e lo ha risanato in due anni, tanto da guadagnarsi la stima e gli onori da parte degli ambienti economici e finanziari internazionali. Il suo lavoro e i successi non sono passati inosservati, Umberto Agnelli lo ha chiamato e voluto nel consiglio di amministrazione della Fiat. Nel 2004 Marchionne è diventato Ad dell’azienda di Torino, per poi ricoprire ne 2009 lo stesso ruolo nel gruppo Chrysler. In sostanza ha fatto del gruppo Fiat un marchio globale.

Nel 2014 è stato nominato presidente della Ferrari. Ha ricoperto negli anni anche altre cariche come la presidenza del Gruppo Fiat dedicato al settore macchine agricole e costruzioni; e la presidenza della Banca Unione di Credito e dell’Acea (European Automobile Manufacturers Association).

“L’Italia è un paese che deve imparare a volersi bene, deve riconquistare un senso di nazione” 

L’uomo e il manager

Una grande passione per la Ferrari, per la musica lirica, per la filosofia e la Juventus. Un modo di vestire diventato unico tra la classe dirigenziale: jeans e maglioncino blu. Cavaliere del lavoro, uomo testardo e innovativo, Sergio Marchionne è stato capace di lasciare un segno nelle realtà che ha diretto, riuscendo a rilanciarle e in alcuni casi anche a risanarle dopo averle prese in piena crisi.

La nuova Fiat 500 ha contribuito al rilancio dell’azienda di Torino

Caso emblematico quello della Fiat, che rischiava il commissariamento. Dopo il suo arrivo il gruppo ha conosciuto uno dei momenti di maggiore gloria a livello internazionale, toccando il più alto livello di utile nella storia dell’azienda.

 

È riuscito nell’impresa dividendo il gruppo in Fiat Auto da tutto il resto. Ha cominciato una lunga trattativa con General Motors, in cui il manager ha messo in campo tutte le sua abilità e conoscenze, grazie anche a tre lauree e a un master che gli hanno dato competenze di diritto e di economia, e una profonda cultura generale.

 

Ha risanato le casse, le ha mantenute solide e poi ha fatto un piano di rilancio produttivo che non ha riguardato solo il mercato italiano. Ha rivisto i livelli gerarchici, li ha portati da nove a cinque, ha introdotto il tu al posto del lei, la flessibilità, poche regole e poca burocrazia.

“Ho promosso ragazzi che erano qui da tempo, ma che venivano soffocati dai loro capi e non credo assolutamente alla regola che più sono giovani più sono bravi. Anzi. Sono per il riconoscimento delle capacità delle persone, che abbiano trenta o sessant’anni”

Ha conquistato la copertina di Time, è stato visto come il salvatore dell’industria dell’auto, una sorta di Steve Jobs del suo settore. La sua consacrazione americana è avvenuta con un’operazione che ha riguardato nel 2009 la Chrysler di Detroit, vicina al fallimento. Un accordo così importante che è stato annunciato direttamente dall’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama: prestiti dallo stato americano in cambio di tecnologia.

La Fiat detiene ora il 53.5% di Chrysler, e potrà arrivare molto presto fino al 58%. La Chrysler è passata dalla bancarotta a un utile di 5 miliardi di dollari. Ma sono stati tutti i gruppi guidati da lui a veder crescere e triplicare ricavi. Il suo operato è andato dal rilancio di Jeep alla rinascita di Maserati, fino alla scommessa su Alfa Romeo. L’identificazione fra lui e il gruppo è stata praticamente totale.

Marchionne ha contribuito alla rinascita di Jeep, Maserati e Alfa Romeo

Gli ingredienti del successo e qualche grattacapo

Non sono state sempre tutte rose senza spine. Marchionne si è trovato a prendere anche decisioni importanti e difficili che hanno portato il manager a scontrarsi con i sindacati. Di grossa risonanza fu la decisione di delocalizzazione diverse produzioni, portando alla inevitabile chiusura di alcuni impianti italiani, tra cui Termini Imerese. Una battaglia lunga con i sindacati, una frattura mai del tutto sanata.

“Ho grande rispetto per gli operai e ho sempre pensato che le tute blu quasi sempre scontino, senza avere responsabilità, le conseguenze degli errori compiuti dai colletti bianchi”

L’unica vittoria mancata per Sergio Marchionne è quella della Ferrari nel campionato di Formula Uno. Da quando nel 2014 ha sostituito Montezemolo, non è riuscito a portare a casa un titolo, ma ha contribuito di sicuro a regalare ai tifosi una macchina più affidabile e in grado di competere ad alti livelli. E chissà che da questa stagione non possa arrivare un regalo speciale. Ora alla guida della scuderia c’è l’ad Louis Carey Camilleri e come presidente John Elkann.

La Ferrari è sempre stata una delle passioni del manager

Sergio Marchionne è stato un manager apprezzato forse più all’estero che Italia, ma di sicuro è stato uno in grado di conquistare il “sogno americano” pur partendo da un piccolo paese della provincia abruzzese.

Gli ingredienti della ricetta del successo di Marchionne si possono riassumere così: meritocrazia, credibilità, risultati concreti, scelta delle persone, leadership, competizione, eccellenza, riduzione della burocrazia e mantenere le promesse.

“Le grandi sfide danno significato a quello che siamo”